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L'associazione d'aiuto reciproco di persone con retinite pigmentosa (RP), degenerazione maculare, sindrome di Usher e altre malattie degenerative della retina

Giornale Retina Suisse

N. 90, marzo 2004

La luce blu danneggia la retina

* Prof. dott. med. Charlotte E. Remé, dott. Farhad Hafezi,
  laboratorio di biologia cellulare
  della retina, clinica oculistica universitaria,
  8091 Zurigo

Che la luce sia indispensabile a quasi tutte le forme
di vita sulla Terra è acquisito, meno noto è
che determinati «colori» della luce (le lunghezze
d'onda) possono danneggiare gli occhi di uomini
e animali. Per l'occhio umano la luce percettibile
rappresenta una piccolissima parte dello spettro
elettromagnetico globale e la luce ad onde corte
blu abbraccia circa 1/6 della parte visibile. Ma
proprio la luce blu, ricca d'energia, può danneggiare
irreversibilmente la retina e l'epitelio pigmentato
retinico.

Le leggi della fotochimica e la trasmissione
della luce nell'occhio

La prima legge della fotochimica enuncia che soltanto
la luce assorbita da una molecola può produrvi
un effetto fotochimico. Applicando questo
principio ai processi nei tessuti biologici, rispettivamente
nell'occhio, se ne deduce che soltanto le
cellule che assorbono la luce di un determinato
campo spettrale ne saranno modificate (danneggiate).
Non si potrà perciò mai parlare di danni
da luce senza conoscere le esatte modalità di trasmissione
e di assorbimento della luce nei tessuti
dell'occhio.
Mentre la cornea assorbe prevalentemente la luce
ultravioletta a onde corte (UVC e UVB), una
parte dei raggi UVB e UVA raggiunge il cristallino,
che li assorbe. La luce visibile, tra 400 e 700
nanometri (nm), arriva fino alle cellule di senso
della retina, i fotoricettori, dove dà origine all'
impulso visivo. La maggior parte della luce infrarossa
è catturata dagli elementi ottici dell'occhio,
posizionati «prima» della retina. Per l'oftalmologo
e lo specialista di fisiologia dei sensi è importante
sapere che con l'invecchiamento la trasmissione
della luce attraverso i mezzi ottici si modifica
qualitativamente e quantitativamente, prevalentemente
a causa delle modificazioni molecolari
del cristallino. Nel cristallino, per influsso
della luce e dei raggi UV, si formano infatti dei
pigmenti gialli. La retina sarà allora meglio protetta
dalla luce blu.

I danni da luce nella retina e nell'epitelio
pigmentato

L'eventualità che la luce visibile possa danneggiare
la retina umana è cosa nota da cent'anni.
Già dall'antichità, però, sono tramandati dei rendiconti
aneddotici in merito. Dopo la scoperta
fondamentale di Werner Noell, che aveva indivi-
duato in animali di laboratorio danni provocati
dalla luce fluorescente bianca, ebbero inizio le
ricerche sistematiche su cavie. Nella letteratura
scientifica anglosassone furono descritti a più riprese
anche danni da luce blu, il cosiddetto «blue
light hazard».

Stato attuale delle conoscenze

Già ricerche passate indicarono indirettamente la
rodopsina, il pigmento visivo dei bastoncelli,
quale «veicolo» dei danni da luce. Il nostro laboratorio
poté fornire la prova che effettivamente
la rodopsina era responsabile della morte «da
luce» dei fotoricettori. Se dopo l'esposizione alla
luce, nel corso del ciclo visivo la rigenerazione
del pigmento visivo è bloccata, per esempio in
seguito a somministrazione del gas narcotico alotano,
non insorgono danni da luce. Risultati analoghi
si ottengono se il ciclo visivo è rallentato o
interrotto. Viceversa si è potuto appurare che la
disposizione a contrarre danni da luce è decisamente
più elevata se la rigenerazione del pigmento
visivo avviene velocemente.

Danni da luce blu nella retina

Come può la rodopsina, il pigmento visivo dei
bastoncelli, il cui limite massimo d'assorbimento
si situa a 500 nanometri (nm), indurre comunque
dei danni da luce blu? E perché invece la luce ver-
de, che si situa al limite massimo d'assorbimento
dei bastoncelli, non provoca danni? L'apparente
contraddizione si può spiegare facendo ricorso
alla fotochimica. La luce verde «decolora» molto
rapidamente la rodopsina. Questa si decompone,
genera l'impulso visivo, è poi trasportata nell'
epitelio pigmentato e nel corso del ciclo visivo si
rigenera. Questo significa che prodotti di scarto
potenzialmente dannosi della rodopsina abbandonano
in fretta il fotoricettore. Tutt'altro è il
processo con la luce blu. La molecola della rodopsina
è «decolorata» come dopo l'esposizione a
luce verde o bianca, ma il tutto avviene in modo
decisamente più lento.

Che cosa succede quando luce blu ad
alto tenore energetico raggiunge la
retina?

La rodopsina è decolorata relativamente adagio,
i prodotti di decomposizione possono allora assorbire
luce blu e essere «ritrasformati» in una
molecola analoga alla rodopsina, la quale sarà a
sua volta decolorata tramite l'assorbimento di
luce blu. Si forma in questo caso un circolo «nefasto»
che fa sì che prodotti fotochimici inviino un
segnale di morte ai geni delle cellule sensoriali (i
fotoricettori), che muoiono per apoptosi. Solo la
luce blu ad alto tenore energetico è capace di
innescare questo circolo mortale.
Le nostre ricerche su topi transgenici privi di diversi
elementi della cosiddetta fototransduzione,
la formazione dell'impulso visivo, dimostrarono
che i danni da luce blu insorgono indipendentemente
dall'impulso visivo. Pur essendo la molecola
della rodopsina il mediatore decisivo, senza
il quale il danno non interviene, detto danno non
può essere imputato alla fototransduzione stessa.

Danni da luce blu nell'epitelio pigmentato
retinico

Che cosa provoca dunque la luce blu nell'epitelio
pigmentato retinico? Anche qui si trovano dei
sensori per la luce, capaci di innescare un danno.
Indicazioni indirette comprovano che, in virtù
delle loro caratteristiche, i sensori per la luce partecipano
all'insorgere della degenerazione maculare
correlata all'età. Nel corso della vita, nelle
cellule dell'epitelio pigmentato retinico e in modo
tutto particolare nella zona della macula, si
formano degli accumuli di lipofuscina, il pigmento
della vecchiaia. La lipofuscina assorbe luce blu
e genera così dei fotoprodotti tossici che danneggiano
le funzioni cellulari e portano all'espressione
di citochine infiammatorie e angiogeniche.
È probabile che la melanina giochi un doppio
ruolo in quanto da un lato assorbe la luce e può
in tal modo proteggere i fotoricettori e dall'altro,
analogamente alla lipofuscina, genera radicali
liberi per influsso della luce. Particolare significato
assume una componente del retinoide della
lipofuscina, l'A2E (N - Retinyl - N - Retinylidene
etanolamina). A2E contribuisce all'autofluorescenza
dell'epitelio pigmentato, la quale, misurata
in vivo, è impiegata quale importante fattore
prognostico e diagnostico per la AMD. A2E
inibisce delle funzioni essenziali e dà il via alla
morte per apoptosi delle cellule dell'epitelio pigmentato.
Di grande importanza è la constatazione
che anche A2E assorbe la luce blu e che per
questo i danni alle cellule sono decisamente più
gravi.

Fattori di protezione endogeni e esogeni

Retina e epitelio pigmentato retinico sono ad alto
rischio di degrado, da un lato a causa del «carico»
di luce che sono costrette a subire e dall'
altro a causa della saturazione di ossigeno: accanto
al cervello i maggiori «consumatori» di ossigeno
sono infatti i fotoricettori. Per questo motivo
le loro cellule dispongono di svariati sistemi
di protezione contro l'ossidazione e l'apoptosi.
La macula contiene inoltre luteina e zeaxantina,
il «pigmento giallo», da cui deriva tra l'altro il
nome scientifico di «macula lutea». L'intensità
dell'espressione dei sistemi di protezione menzionati
è però variabile. Con l'avanzare dell'età la
protezione potrebbe diminuire e in tal modo fa-
vorire l'insorgere di malattie degenerative della
retina. Per questi motivi è opportuno completare
i sistemi di protezione con misure di prevenzione
e con terapie.

Uno sguardo al futuro

Ricerche approfondite sull'anatomia dell'occhio
umano hanno permesso di dimostrare che l'invecchiamento
porta alla «sparizione» di circa il
30% dei bastoncelli in un'area di 28 gradi al centro
della retina; i coni, invece, sopravvivono molto
più a lungo. Nei casi di degenerazione maculare
correlata all'età (AMD) questo prematuro
degrado dei bastoncelli è un evento precoce e
più frequente che nell'occhio normale. La morte
precoce delle cellule dei bastoncelli rappresenta
un importante evento patogenetico dell'AMD.
Anche nella lipofuscina dell'epitelio pigmentato
risiede una significativa componente patogenetica
che può portare a disfunzioni e alla morte
delle cellule dell'epitelio pigmentato retinico. I
bastoncelli e le cellule dell'epitelio pigmentato
sono particolarmente a rischio di danni da luce
blu.
Un nuovo promettente approccio è costituito
dallo sviluppo di una lente intraoculare dotata di
una barriera contro la luce blu e quindi capace di
proteggere la retina e l'epitelio pigmentato dai
pericolosi raggi ricchi di energia. Con l'età il cri-
stallino umano assorbe sempre più luce blu, preservando
così la retina. Un filtro blu sarà allora di
grande utilità non solo per l'occhio giovane bensì
anche per gli occhi delle persone anziane operate
di cataratta. Anche il confort soggettivo dei pazienti
ne trarrà beneficio in quanto i fenomeni
d'abbagliamento e i cambiamenti della visione
del colore saranno molto minori che dopo l'inserimento
di una lente intraoculare priva di filtro.

La bibliografia è a disposizione presso Retina
Suisse.

Nota della redazione:
Raccomandiamo a quanti dovessero sottoporsi a
un'operazione di cataratta, di discutere con il
proprio oftalmologo la questione della luce blu e
delle lenti intraoculari protettive!

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