Retina Suisse Giornale 1-2/2006 No. 99–100, agosto 2006 Esce quattro volte l’anno Impressum Redazione: Christina Fasser e Renata Martinoni Retina Suisse, Ausstellungsstrasse 36, 8005 Zurigo Tel. 044/444 10 77, fax 044/444 10 70 E-mail info@retina.ch, www.retina.ch Testo italiano: Renata Martinoni Impaginazione e stampa: KSD Kohler, 8033 Zurigo Giornale parlato: Unitas, 6850 Mendrisio Abbonamento annuo: è compreso nella tassa sociale Il Giornale esce: in italiano, francese e tedesco, in versione scritta e parlata Conto postale: CP 80-1620-2 Siamo grati per ogni offerta! Editoriale (Ch. Fasser, R. Martinoni) Nuovi volti nel comitato di Retina Suisse (M. Capt) Ricerca - La cecità nell’anzianità ha origine genetica? Possibile coinvolgimento di proteine di regolazione (N. von Lusserotti) - Successo d’un modello animale per la terapia genica per una forma ereditaria di cecità Handicap e mondo del lavoro - Integrazione professionale = parità? (Ch. Hugentobler) La pagina dei giovani - L’amore (R. Hotz) Alloggio e ambiente circostante - Ogni spazio di vita e di lavoro necessita di una buona illuminazione di base (F. Buser, E. Tanner) - Direttive sui percorsi pedonali a misura di persona con handicap (E. Schmidt) Consigli e informazioni - Le casse malati pagano le lenti filtranti e protettive? - Un vecchio telefonino per una buona azione - Gruppo di lavoro reinserimento professionale della Federazione svizzera delle associazioni padronali - Le prestazioni ai viaggiatori con handicap - Il formato Daisy soppianta le cassette - L’edicola elettronica viaggia a gonfie vele - Il segretariato centrale della FSC ha cambiato indirizzo A proposito... - Vocabolario domenicale (S. Hüsler) Le date da ricordare I titoli degli articoli sono introdotti e seguiti da +++ +++ Editoriale +++ Care lettrici, cari lettori L’ultima assemblea generale, il 22 aprile a Fri- borgo, fu un evento assai particolare. Non solo perché dopo 15 assemblee annuali in quel di Berna ci siamo spostati ancora più a ovest. L’AG di Friborgo è stata particolare anche perché era la ventesima diretta dalla nostra presidente e per la folta partecipazione di pubblico. I presenti, al- meno 150, hanno seguito con grande interesse le impegnative, ma anche molto avvincenti, chiare e informative relazioni. L’interesse comune per i temi trattati e la situazione che ci accomuna tutti si manifestarono fortemente, oltrepassando an- che le barriere linguistiche. Da oltre un quarto di secolo siamo in attesa di una terapia, un’attesa sempre più impaziente nei confronti di una tera- pia che dovrebbe perlomeno aiutare a conservare un certo status quo. E intanto alcune promettenti cure sono praticamente a portata di mano o qua- si pronte. In Svizzera la ricerca avanza a ritmo so- stenuto e la presenza di centri d’eccellenza eser- cita un influsso diretto sulle possibilità di farci seguire da medici e ricercatori competenti. Que- sta, come tutte le medaglie, ha il suo rovescio, per esempio i possibili effetti collaterali di una terapia oppure il tipo, il luogo e il prezzo di una cura (un’iniezione direttamente nell’occhio non è paragonabile con la somministrazione di una pa- stiglia ed esige un ambiente sterile come l’ospe- dale), esami preliminari approfonditi (di che pre- ciso tipo è la mia affezione retinica?), dubbi e incertezze (ne vale la pena se il risultato è «sola- mente» di distinguere il chiaro dallo scuro?). Non da ultimo possiamo nutrire delle paure nei con- fronti di nuovi importanti rimaneggiamenti del nostro modo di vivere o temere l’insuccesso della cura e quant’altro. Eppure non possiamo sfuggire alle riflessioni perché intanto il tempo passa ine- sorabilmente e non possiamo far girare all’indie- tro la ruota del tempo. E sempre ancora dob- biamo assistere «al declino della vista» di per- sone che ci sono care o vicine, dobbiamo acco- gliere nelle nostre file nuovi membri giovani e anziani. Siamo diventati numerosi e questo ci rende più forti. Abbiamo bisogno di questa forza. Essa ci infonde coraggio, ci aiuta a gestire la nostra vita quotidiana («altra gente è nella nostra stessa situazione, non siamo soli con i nostri problemi») e non da ultimo ci serve per far valere le nostre attese, per esempio affinché si faccia ricerca nel campo delle degenerazioni re- tiniche, anche se per i concetti dell’industria sia- mo un gruppo-obiettivo di dimensioni trascura- bili, affinché le eventuali cure e i farmaci siano pagati dall’assicurazione malattia («la lungode- genza» o «una rendita a vita» costano molto di più, ma oggi non sono finanziate dalla stessa cassa e allora si gioca a scarica barile). E infine l’essere numerosi può renderci forti nei confronti del mondo del lavoro al quale chiediamo di darci delle opportunità d’impiego invece di escluderci (tacciandoci magari di renitenti al lavoro). Su al- cuni di questi temi ci sono degli articoli nel pre- sente giornale. Particolarmente bello ci sembra il «vocabolario domenicale», la riflessione conclu- siva tenuta all’AG 2006 da Stephan Hüsler. Vale la pena di leggerla, anche se a Friborgo l’avete già sentita. Vale la pena di rifletterci perché forse le parole di Stephan rispecchiano le vostre espe- rienze. E prima che le giornate diventino corte e nere vi auguriamo di concludere in bellezza la stagione estiva, profittando appieno della luce ogni giorno. Un cordiale saluto da Renata Martinoni e Christina Fasser +++ Nuovi volti nel comitato di Retina Suisse +++ Mi chiamo Mario Capt e sono nato nella vallée de Joux, nel canton Vaud. Mia madre veniva dalla Svizzera tedesca, da Munsigen nel canton Berna. E siccome è là che ho passato tutte le vacanze scolastiche parlo correntemente il bernese e il tedesco. Ho frequentato la scuola dell’obbligo a Le Sentier e al collegio Saint-Charles a Porren- truy. Dopo l’apprendistato di parrucchiere sono andato per due anni in Scozia per imparare l’in- glese. In Scozia mi sono sposato e poi sono tor- nato in Svizzera. La nostra unione finì nel 1993 con il divorzio. Ho due figlie, entrambe portatrici sane della RP. Dal 2001, da quando cioè la RP mi costrinse ad abbandonare l’attività professionale, ricevo una rendita dell’AI. Prima avevo lavorato in diversi campi, ero stato rappresentante di pro- dotti per saloni di parrucchiere, proprietario di un negozio d’abbigliamento da uomo e da ulti- mo gestore di un bar. Nel 2001, l’anno del mio trasferimento a Evolène in Vallese, ho scoperto due grandi passioni, la scultura con la pietra ol- lare e il modellaggio. Quando si perde l’uso della vista si sviluppano altri «sensi», grazie ai quali si possono vivere nuove, inattese e felici esperien- ze. Mi sono candidato quale membro del comi- tato di Retina Suisse nel 2005 e sono in carica dall’AG di Berna. In questo ruolo mi sono prefis- sato di avviare un dialogo intenso con tutte le persone domiciliate nella Svizzera francese che desiderano entrare in contatto con Retina Suisse. Ecco il mio indirizzo: Mario Capt, les Bouquetins, 1983 Evolène (VS), tel. 021 845 51 81, e-mail: mario.capt@bluewin.ch +++ La cecità nell’anzianità ha origine genetica? Possibile coinvolgimento di proteine di regolazione +++ * Nicola von Lutterotti, 8021 Zurigo In base alle conoscenze attuali si può supporre che fattori ereditari svolgano un ruolo impor- tante nell’insorgere della degenerazione macu- lare correlata all'età, la causa principale della per- dita della vista nell’anzianità. Vi fanno riferimen- to i più recenti studi di ricercatori americani che hanno esaminato i retroscena genetici di 900 persone con una AMD e di 400 persone senza quest’affezione visiva. L’oftalmologo Rando Al- likmets della Columbia University di New York City e i suoi colleghi studiano da tempo la que- stione degli aspetti ereditari quale possibile causa della AMD, una malattia della retina molto frequente nell’anzianità. I ricercatori hanno get- tato un occhio di riguardo sulle varianti d’origine genetica d’un determinato gruppo di proteine che svolge un ruolo importante nella difesa im- munologica. Le proteine prese in considerazione sono dei rappresentanti del cosiddetto sistema di complemento, un’arma immunologica presente già negli stadi primordiali dell’evoluzione. Tra i compiti di queste truppe di difesa c’è la distru- zione di microorganismi quali batteri e virus. Tut- tavia a volte il sistema di complemento colpisce al di là dell’obiettivo e distrugge non solo il ne- mico, ma anche i tessuti propri del corpo. Si ri- tiene che svariate malattie autoimmuni basino su un danno collaterale di questo tipo, per esempio certe malattie dei reni e infiammazioni di tipo reumatico delle articolazioni. Come fanno supporre le ricerche degli studiosi statunitensi, anche la degenerazione maculare correlata all'età potrebbe essere dovuta ad un’«azione eccessiva» del sistema di comple- mento. Caratteristico della degenerazione macu- lare correlata all'età è il degrado progressivo della macula, la parte centrale della retina, il pun- to dove si ha la massima acuità visiva. Le persone affette da AMD fanno sempre più fatica a leg- gere, a riconoscere i visi delle persone e gli og- getti che guardano. Quali siano le cause precise della AMD non è ancora appurato. Si sa solo che determinati influssi ambientali quali il tabagismo e la forte esposizione ai raggi solari fanno au- mentare il rischio di contrarre una AMD. Le osservazioni del gruppo di ricerca statunitense portano ora più chiarezza. Esso ha infatti notato nei pazienti con AMD che determinate proteine di regolazione, appartenenti al sistema di com- plemento, si comportavano spesso in modo mol- to «pigro». La proteina in questione, detta fat- tore H, di norma deve tenere sotto controllo gli attacchi del sistema di complemento alfine di non farlo agire oltre il necessario. Una variante di questo fattore, osservata frequentemente nei pa- zienti con AMD, esercita soltanto una debole azione d’inibizione della risposta immunitaria. Come suppongono gli autori della ricerca, le per- sone con questa variante della proteina sono forse capaci di difendersi con molto successo dal- le malattie ma nel contempo non sono in grado di tenere sufficientemente a freno il sistema di complemento. Nella stessa direzione vanno an- che le osservazioni secondo le quali la retina di pazienti con AMD conterrebbe quantità più ele- vate del fattore H e di altre componenti del si- stema di complemento che la retina di persone non affette da AMD. Come comunicato dai ricercatori, essi hanno pure scoperto anche in altre proteine di regolazione del sistema di complemento delle varianti d’ori- gine genetica, varianti che avrebbero un influsso sul rischio di contrarre una AMD. Alcune di que- ste proteine sembrerebbero ridurre il rischio di AMD, altre lo farebbero invece aumentare. Nell’insieme gli autori riuscirono a dimostrare in quasi tre quarti di tutti i casi di AMD la presenza della variante delle citate proteine. Questo non dimostra ancora che le proteine in questione sia- no effettivamente coinvolte nell’insorgere della AMD. Tuttavia un simile procedimento appare plausibile, soprattutto se si considera che il siste- ma di complemento svolge i suoi compiti di dife- sa immunitaria anche negli occhi. Ulteriori ricerche dovranno ora dimostrare fino a quale punto le osservazioni dei ricercatori statu- nitensi si lascino confermare e se eventualmente possano sfociare in un’opportunità terapeutica. Nature Genetics, versione online del 5 marzo 2006 In: Neue Zürcher Zeitung del 15.03.06 +++ Successo d’un modello animale per la terapia genica per una forma ereditaria di cecità +++ Grazie ad una terapia genica, ricercatori statuni- tensi sono riusciti a preservare dalla cecità, alme- no per qualche tempo, delle galline affette da una rara malattia degli occhi presente anche nel- l’uomo. Se e quando questo approccio terapeu- tico possa trovare impiego anche in pazienti con amaurosi congenita di Leber (LCA) non è ancora prevedibile. Con un’incidenza del 10 fino al 20 percento, l’amaurosi congenita di Leber rappresenta una delle principali cause di cecità nell’infanzia. In un quinto circa dei bambini con amaurosi congenita di Leber la causa della malattia risiede in una mu- tazione del gene GUCY2D sul cromosoma 17, che codifica l’informazione genetica per un enzima chiamato guanilatociclasi retinica (retCG1). Quest’enzima è implicato nella trasformazione della luce in stimoli neuronali. Senza retCG1 i bambini non sono soltanto ciechi, ma hanno an- che la retina che si va sempre più deteriorando. Una malattia analoga la si riscontra in galline della razza «Rhode Island Red», che il gruppo di ricerca di Sue Semple-Rowland dell’Università della Florida a Gainesville ha sottoposto a una serie di esperimenti. I ricercatori infettarono le uova fecondate con un lentivirus veicolante una versione corretta del gene GUCY2D. La terapia dev’esser eseguita prima della nascita perché l’inizio della distrofia della retina è prenatale. Se- condo il piano dei ricercatori i lentivirus scaricano i geni nelle cellule della retina. Nell’esperimento americano quest’intento riuscì a dovere. Più tardi però nella retina si trovò soltanto una minima quantità dell’enzima normale. Tuttavia la capaci- tà visiva delle galline era migliorata e il degrado della retina rallentato. In tal modo la prova di principio per una terapia genica è data. Essa sembra «tecnicamente» capa- ce di evitare la cecità causata da difetti genetici nelle cellule sensoriali dell’occhio. Fino all’attua- zione di prime sperimentazioni cliniche la strada è ancora lunga. Dapprima i ricercatori devono cercare di potenziare l’efficienza della loro tera- pia genica sulle galline. L’osservazione delle gal- line continuò soltanto per 6–7 settimane ed è del tutto sconosciuto se più tardi esse non avrebbero comunque perso la vista. Non è neppure chiaro se la terapia, che dev’essere praticata in fase pre- natale, sia effettivamente possibile sull’essere umano. Siccome la maggior parte delle amaurosi congenite di Leber sono trasmesse per via auto- somico-recessiva c’è da supporre che solo pochis- simi genitori possano essere al corrente del rischio di LCA che detengono. A tutto ciò si ag- giunge un elevato numero di mutazioni de novo per le quali nell’anamnesi famigliare non si pos- sono ovviamente trovare tracce. In: Ärztezeitung, maggio 2006 +++ Integrazione professionale = parità? +++ * Christian Hugentobler (christian.hugentobler@sbv-fsa.ch) L’importante principio dell’assicurazione invalidi- tà, «priorità dell’integrazione sulla rendita», de- ve assumere nuovamente maggiore rilievo. Chi si interessa di come lavorano le persone con handi- cap visivo potrà valutare meglio le loro possibi- lità professionali. La Federazione svizzera dei cie- chi e deboli di vista FSC non è la sola organizza- zione d’autoaiuto che si impegna (1) per l’inte- grazione professionale e (2) per la parità dei di- ritti per le persone con handicap. Ma non siamo neppure la sola organizzazione che si dedica con grande sforzo al tema del trovare o del creare posti di lavoro per persone con handicap. Il breve esposto qui di seguito tratta di posti di lavoro creati nel contesto di un mondo professio- nale in rapidissima evoluzione. Non intende in- vece chinarsi sulla scelta di creare da sé posti di lavoro per persone con handicap. Oggi la FSC di- spone di 20 posti di lavoro nei suoi propri servizi, 32 nei ristoranti «blindekuh» di Basilea e Zurigo, 8 nel call-center Agendaset sarl. L’eccezione conferma la regola Continuo a pormi l’interrogativo a sapere quali possano esser le cause per cui, nonostante tutti i nostri sforzi, non riusciamo a decollare vera- mente. Anche il mio obiettivo personale era di superare le barriere e di integrarmi professional- mente nell’economia privata. Dopo quasi 30 anni d’esperienza tiro le seguenti conclusioni: - ci sono sempre persone con handicap che nella competizione con persone senza handicap rie- scono ad andare molto lontano. Dobbiamo tutta- via accettare che si tratta in massima parte di personalità molto dotate e che eccellono nel loro campo. Esse sono l’eccezione che conferma la regola; - ci troviamo di fronte ad un conflitto d’obiettivi: parità significa anche che le nostre prestazioni professionali sono in competizione con quelle di colleghe e colleghi senza handicap. La parità non può ovviamente riguardare unicamente il salario. E qui – e si tratta di un punto molto dolente! – non saremo mai in testa alla graduatoria. Proprio le persone con handicap visivo dovranno sempre vedersela con limitazioni, compensabili solo in parte e al prezzo di un impegno straordinario; - sono persuaso che le aziende che già impiega- no persone cieche o ipovedenti sono senz’altro pronte a proseguire in questa loro politica del- l’impiego. Bisogna modificare le strategie La mia conclusione è che dobbiamo allargare la nostra strategia e fare propaganda perché siano creati posti di lavoro per persone cieche e ipove- denti. Non basta fare appello alla buona volontà dei datori di lavoro. Le nostre proposte e le con- dizioni-quadro devono essere improntate agli incentivi e non limitarsi ad avanzare pretese: - dobbiamo fare del nostro meglio per compen- sare il nostro handicap con una motivazione su- periore alla media e con un’ottima formazione; - dobbiamo proporre ai datori di lavoro, ai di- retti superiori, ai team e alle/ai dipendenti con handicap un «coaching» specifico affinché la ruota non debba essere ogni volta riinventata; - il principio fondamentale della «priorità dell’in- tegrazione sulla rendita» deve tornare maggior- mente al centro dell’attenzione. Un modo per fa- vorire l’integrazione potrebbe essere quello di creare una specie di perequazione finanziaria per i datori di lavoro alfine di offrire una forma di compensazione per le prestazioni dei collabora- tori/ delle collaboratrici con handicap che sono meno produttivi. Per gli assicurati dev’essere messo a punto un sistema di rendite scalare dallo 0 al 100%, appli- cabile a seconda delle loro capacità di prestare nella rispettiva professione. Concludendo vorrei rilevare che prima di elen- care ciò che gli altri dovrebbero o potrebbero fa- re per noi persone con handicap, dobbiamo co- minciare da noi stessi, chiedendoci innanzi tutto che cosa e in quale misura siamo in grado di pre- stare. La crescita continua del numero di rendite dell’AI può essere frenata in modo durevole sol- tanto mediante gli incentivi sopra elencati e co- me noi esigiamo nel quadro della 5. revisione della legge sull’AI attualmente in discussione nel Parlamento svizzero. Da: Der Weg / Clin d’œil 1/06 +++ La pagina dei giovani +++ * Reto Hotz, Eschenring 9, 6300 Zugo L’amore è cieco? Protagonista di ogni pellicola prodotta a Holly- wood, di molte canzoni e di altrettanti romanzi, l’amore è un tema intramontabile. E allora per- ché dovrei parlarne anch’io? Semplicemente per- ché amore e vita di coppia sono un tema centrale anche per noi persone con handicap visivo. Ma proprio per noi questo tema, già di per sé assai complesso, potrebbe rivelarsi macchinoso. Molto spesso l’amore è messo in relazione con il vedere. Modi di dire quali «amore a prima vista» o «l’amore rende ciechi» sono frasi che sentiamo tutti i giorni. Conoscere qualcuno, innamorarsi di una persona sono fatti che sembrano avere dei legami con la vista. O perlomeno ho quest’im- pressione se ascolto un po’ cosa si dice in giro. «Mi sono perso nei suoi occhi», «ieri in discoteca non ha mai smesso di guardarmi», «i nostri sguar- di si sono incontrati». Ma come fare a perdersi negli occhi di una ragaz- za se si riesce a malapena a riconoscerne il viso? Spesso non si capisce se uno sguardo è rivolto a noi o se magari va a qualcuno dietro la nostra schiena. Tutto ciò può generare grande incertez- za e insicurezza. Personalmente ho sempre tro- vato molto difficile fare nuove conoscenze quan- do ero in libera uscita. Nei locali pubblici spesso è buio, la musica troppo forte e per i miei gusti c’è sempre troppa gente. E allora invece di essere spontaneo mi chiudevo a riccio. Mai mi sono sen- tito tanto solo come in una discoteca. Troppo buio per riconoscere qualcuno, troppo rumoroso per colloquiare. Un bel giorno mi dissi che non era questa la via che volevo seguire. Fu così che mi misi alla ricerca di altre possibilità di conoscere gente nuova. E approdai, quasi per caso, sulle pagine-flirt in Internet. Queste pagine sono ormai tanto popo- lari che non c’è giornale che non ne abbia par- lato. Eppure o proprio per questo vorrei far no- tare che queste pagine sono da «guardare» con la dovuta prudenza e un bel po’ di scetticismo. Ma in pratica come approcciarsi alle inserzioni? Si può mettere un’inserzione da sé corredandola di qualche dettaglio sulla propria persona oppure rispondere a uno degli innumerevoli annunci. All’inizio i contatti hanno luogo quasi sempre per posta elettronica. Usando questa forma di comu- nicazione e presa di contatto ho avuto modo di parlare di temi che non c’entravano con la mia menomazione visiva. Ed entrai in contatto con altre persone senza che il mio handicap visivo mi fosse d’intralcio. Dopo qualche tempo, una volta che l’interesse reciproco è svegliato, arriva il grande momento. Ci si incontra per la prima volta. Sembra sempli- ce, ma può essere parecchio complicato. Dove fis- sare il primo appuntamento? Piuttosto di giorno perché la luce è migliore. Dove darsi appunta- mento? In un luogo dove non c’è troppa gente. Per il semplice motivo che, nonostante lo scam- bio reciproco di fotografie, sarebbe bene ricono- scersi e a volte le foto sono ingannevoli. Per que- sto il primo appuntamento, il riconoscersi e tro- varsi sono momenti di «tensione alle stelle». E una volta che ci si è trovati si va probabilmente in un ristorante o in qualche altro luogo pubblico dove parlare indisturbati. In fin dei conti lo scopo dell’incontro è di conoscersi un po’ più da vicino. Ma più i discorsi si dilungano e fanno interes- santi più il tempo vola. La luce del giorno cede lentamente il posto al buio. E improvvisamente fuori è notte. Si è stati abbastanza accorti e si è accennato in tempo al tema della RP o ora biso- gna farlo di corsa? Non è cosa da poco perché al chiaro la spontaneità regnava sovrana, il passo era spedito e la strada la si poteva attraversare senza tanti sguardi in tutte le direzioni possibili e immaginabili. Non così di notte. I passi si fanno incerti, dell’altra gente si riconosce soltanto la sagoma, semmai la si riconosce e il bastone bianco avrebbe già dovuto da un pezzo trasfe- rirsi dalla borsa alla mano. È il momento di dire a chi ci sta di fronte che «ci sarebbe ancora qualcosa da dire», qualcosa che c’entra con gli occhi. Che non ci si vede proprio così come si vorrebbe. Questa rivelazione è un atto delicato e importante, un momento che esi- ge molto tatto e comprensione da entrambe le parti. Da un lato non si deve sommergere l’altra persona con troppe informazioni, dall’altro non si deve neppure far nascere l’impressione di avere occultato qualcosa. Ci si muove sul filo del rasoio, su una sottile cresta che bisogna saper individuare. Ma attenzione, una situazione del genere non è appannaggio esclusivo di un primo appuntamento. Anzi, è tipica della vita di tutti i giorni. Ogni volta che si conosce una persona nuova, sia essa un collega di lavoro o una vicina di casa, prima o poi bisogna parlare della RP o dare le spiegazioni del caso. E dopo una bella serata passata insieme ci si con- geda e si rientra. Poi incomincia l’attesa spasmo- dica. Mi telefonerà, mi manderà una e-mail o un messaggino? Come ha preso il mio handicap visivo? Come ha percepito la mia persona? L’altra può immaginare di stare con qualcuno che non ci vede bene? Prima o poi la chiamata liberatoria arriva. Oppure si prende l’iniziativa e si telefona. Ci si incontra una seconda, una terza volta. E se la cosa non ha seguito non si deve perdere il coraggio. Ci vuole molta costanza. Ma almeno si agisce. E questo è molto meglio che limitarsi ad aspettare e sperare. +++ Ogni spazio di vita e di lavoro necessita di una buona illuminazione di base +++ * Fritz Buser, ottico dipl. SBAO/LVI (e-mail: buser@szb.ch) * Eduard Tanner, Low Vision International (e-mail: eduard.tanner@lvi.ch) Per principio ogni ambiente abitativo e di lavoro abbisogna di una buona illuminazione di base (lampade al soffitto, lucernari, lampade a stelo). Vi si aggiungono poi le cosiddette «isole di luce» (illuminazione del posto di lavoro, lampade da tavolo, spot diretti su determinati oggetti) che sottolineano il luogo dove la luce deve arrivare. La combinazione delle due fonti di luce – la luce di fondo e la luce diretta – evitano l’insorgere di contrasti chiaro-scuro troppo stridenti. L’illumina- zione specifica che pone degli accenti crea atmo- sfera e fa aumentare la sicurezza in tutti quei luoghi in cui i pericoli sono in agguato: in cucina, in bagno, sul tavolo dove si fa bricolage, nella stanza dei bambini o sulle scale. Una luce troppo uniforme fa sparire i contrasti e rende più diffi- cile l’orientamento. Mediante una raffinata com- binazione di diverse lampade si ottengono effetti d’ombra che migliorano la visione nello spazio e la capacità di riconoscere le cose. Regole di base per un’illuminazione a misura di persona con handicap visivo: - non importa quale sia la gradazione di colore del soffitto, a condizione però che si tratti di un colore chiaro. I soffitti scuri «ingoiano» molta lu- ce e accrescono l’abbagliamento; - lo sguardo non deve mai potersi posare diret- tamente sulla fonte luminosa. Lampadine, spot, tubi catodici e lampade compatte sono molto chiare, posandovi direttamene lo sguardo, l’ab- bagliamento è inevitabile; - la luce dev’essere sufficiente laddove necessa- ria e se necessaria. Le persone con handicap visivo abbisognano da 2 a 5 volte più luce di una persona che vede normalmente. Con lampade supplementari, luci che reagiscono al movimento e lampade ecologiche, il consumo di energia può essere contenuto entro limiti ragionevoli. Consigli e suggerimenti: Televisore Mai guardare la tele al buio. La grande differenza di luminosità strapazza gli occhi. Illuminare dol- cemente il locale o sistemare una lampada da 15–40 Watt dietro il televisore. Si deve tuttavia badare che detta fonte di luce non crei dei riflessi sullo schermo del televisore. Lavori manuali/lettura Quanto più si avvicina la lampada all’oggetto o al testo da leggere tanto maggiore sarà la lumi- nosità. Usando lampade compatte a basso con- sumo energetico si eviterà la spiacevole emis- sione di calore. Cucina Le lampade a tubo fluorescente generano una luce chiara. In tal modo si può creare sicurezza. Soprattutto in cucina, dove si armeggia con col- telli e apparecchi e utensili vari, un’illuminazione mirata aiuta a prevenire gli infortuni. Siccome si vuole avere luce in tutte le posizioni, può essere utile sistemare un tubo fluorescente sotto gli armadietti pensili. Scale Sulle scale, che sono notoriamente a rischio d’in- fortunio, una buona illuminazione è particolar- mente importante. Una scala stretta è meglio il- luminabile con svariate lampade a muro invece che con una sola lampada al soffitto, che getta un’ombra dura e scura. Laddove vivono persone anziane può esser utile impiegare lampade a sen- sore, che si accendono da sole appena percepi- scono un movimento. Stanza da bagno Le lampadine usuali, incorporate negli armadietti del bagno, provocano abbagliamento e di conse- guenza ci si vede meno bene. Questo ha effetti particolarmente negativi per le persone con han- dicap visivo. Un’illuminazione indiretta è molto più efficace. Pavimenti Con un’illuminazione indiretta i pavimenti lucen- ti possono provocare fastidiosi riflessi. Per evi- tare questo problema basterà mettere un tap- peto. Luce solare intensa Se in casa entra luce solare forte e molto striden- te ci si vede meno bene. Con tende convenzionali o tende avvolgibili (rollo) si può dosare l’apporto di luce dall’esterno. Lampade a basso consumo energetico: Vale la pena di acquistare lampade a basso con- sumo energetico. Esse hanno infatti un’efficacia di 4–5 volte superiore a quelle convenzionali e la loro durata di vita è di ben 8 volte superiore. La differenza di prezzo è pertanto giustificata. Lampade a fluorescenza: Le lampade a tubo fluorescente (lampade al neon) sono migliori della loro fama. A parità di prestazione producono da 3 a 5 volte più luce che le lampade convenzionali. Inoltre hanno una durata di vita maggiore e permettono un’illumi- nazione simile alla luce del giorno. È tuttavia im- portante scegliere accuratamente il modello. E, se necessario, si può montare uno starter per impedire lo sfarfallio iniziale. In: Der Weg – Clin d’œil 5/2005 +++ Direttive sui percorsi pedonali a misura di persona con handicap +++ * Eva Schmidt, arch. dipl. ETH, e-mail: sehbehinderte@hindernisfrei-bauen.ch Nel 2003, il «Centro svizzero per la costruzione adatta agli andicappati» pubblicava un opuscolo intitolato «Strade, vicoli, piazze» (in tedesco e francese). L’esistenza di percorsi pedonali esenti da ostacoli e da barriere architettoniche è un presupposto essenziale affinché le persone con difficoltà di deambulazione e quelle in carrozzella possano spostarsi autonomamente. Per l’autonomia e la mobilità delle persone cieche e ipovedenti e di quelle con handicap uditivo sono invece essen- ziali la sicurezza, l’orientamento e la comunica- zione. Le nuove direttive sono fatte per i pianifi- catori e i responsabili delle costruzioni pubbliche. Per realizzare l’opuscolo, il «Centro svizzero per la costruzione adatta agli andicappati» ha potuto avvalersi del sostegno del «Fondo per la sicurez- za del traffico». Le discriminazioni dovute a bar- riere architettoniche sono da evitare o da elimi- nare. Questo principio è dettato dall’articolo 8 della Costituzione federale, sul divieto di discri- minazione. Tutti i cittadini e le cittadine devono poter accedere autonomamente agli spazi pub- blici edificati. «Guarda – ascolta - cammina», le regole compor- tamentali per i pedoni sulla pubblica via, servono per prevenire gli incidenti, sempre ammesso che gli organi di senso e le capacità di deambulazio- ne siano intatti. Le persone anziane, le persone cieche e ipovedenti, le persone con difficoltà de- ambulatorie, ma anche i bambini e le persone con bimbi in carrozzella o bagagli ingombranti sono di per sé limitate nelle loro capacità di per- cezione e reazione. Un ambiente pubblico in- gombro di ostacoli o costellato di barriere archi- tettoniche non deve limitarne ulteriormente la mobilità. Il nuovo supporto di pianificazione, l’opuscolo «Strade, vicoli, piazze» (ottenibile per ora in tedesco e francese) ha lo scopo di favorire un assetto delle reti pedonali che tenga conto delle esigenze di tutti i gruppi di utenti. Misure ulteriori o particolari per persone con handicap sono richieste soltanto là dove sono necessarie per ragioni funzionali (p.es. posteggi per persone con handicap) oppure per motivi di sicurezza nel traffico (p.es. ausili tattili o sonori sui semafori). La prima parte dell’opuscolo di 32 pagine riporta i requisiti architettonici dei diversi elementi costi- tutivi della rete di percorsi pedonali, la seconda parte tratta delle basi pianificatorie. I numerosi disegni mettono chiaramente in evidenza le misure da prendere. Queste direttive comprendono le regole e i requi- siti da rispettare nella costruzione e nell’assetto di strade, vicoli e piazze alfine di evitare o elimi- nare le barriere discriminatorie, gli ostacoli limi- tanti l’autonomia, gli infortuni e i conflitti tra i diversi attori del traffico. Le direttive servono sia da supporto alla pianificazione sia da base per normative e disposizioni di legge. Edito da/ottenibile presso: Centro svizzero per la costruzione adatta agli andicappati, Kernstrasse 57, 8004 Zurigo, www.hindernisfrei-bauen.ch. Consigli e informazioni Le casse malati pagano le lenti filtranti e protettive? Capita spesso che persone in età AVS chiedano un aiuto finanziario per pagarsi delle lenti fil- tranti. Purtroppo l’AVS non paga nessun contri- buto. Se però le lenti non sono definite filtranti – ma dichiarate lenti protettive, le casse malati pa- gano un contributo. Abbiamo trovato quest’in- formazione sul manuale delle prestazioni degli assicuratori malattia svizzeri Santésuisse (cifra a margine 25.02). (Contributo di Barbara Müller, ortottista presso la Pro Ciechi della Svizzera orientale OBV a San Gallo. In: Information UCBA / SZB-Information no.135, 16.09.2005) +++ Un vecchio telefonino per una buona azione +++ Un telefonino con relativo accumulatore «è pane benedetto» per i ciechi africani. La «Mission Evangélique Braille» MEB di Vevey raccoglie i vecchi telefonini per permettere la riabilitazione dei ciechi in Africa. L’obiettivo è di reintegrare molte persone cieche nella società, distoglien- dole così dall’accattonaggio. Chi avesse un tele- fonino che non usa più, anche se desueto, è cor- tesemente pregato di inviarlo alla «Missione Evangelica Braille» di Vevey. I telefonini con i ri- spettivi accessori (in particolare l’accumulatore!) sono controllati sul piano tecnico e poi portati in Africa, segnatamente in Burkina Faso, nel Benin, sulla Costa d’Avorio e nei due stati del Congo. Là saranno consegnati a persone cieche che parteci- pano a programmi d’alfabetizzazione. Gli ecce- denti della raccolta vanno ai centri di riabilita- zione dei paesi citati. Un africano cieco che pos- siede un telefonino può comunicare e può gua- dagnare qualcosa, mettendo a disposizione di altra gente il suo telefono. Come «cabina telefo- nica ambulante» può assicurarsi un proprio red- dito e non deve più chiedere la carità. Ecco per- ché vi chiediamo di inviare i vostri vecchi telefo- nini a MEB, avenue Ruchonnet 20, 1800 Vevey, telefono 021 921 66 88, www.mebraille.ch (In: Information UCBA / SZB-Information no.135, 16.09.2005) +++ Gruppo di lavoro reinserimento professionale della Federazione svizzera delle associazioni padronali +++ Dopo una pausa di due anni questo gruppo di lavoro già attivo in precedenza si è rimesso al- l’opera. Gli obiettivi sono la ripresa dell’esame, sulla scorta delle contingenze attuali, della pra- tica quotidiana, della questione «del manteni- mento dell’impiego rispettivamente dell’assun- zione di persone con handicap», lo scambio d’e- sperienze, la raccolta di consigli concreti all’indi- rizzo dei datori di lavoro e la relativa vasta diffu- sione. Nel gruppo lavorano le organizzazioni delle persone con handicap (tra cui AGILE), le associazioni padronali, le associazioni mantello delle professioni, l’Ufficio federale delle assicura- zioni sociali UFAS, nonché gli uffici AI. (In: Agile Informazioni ai membri del 26.01.06) +++ Assistenza ai passeggeri con handicap: il Parlamento europeo ha decretato il diritto di assistenza gratuita nel traffico aereo a partire dal 2008 +++ Strasburgo. – La nuova normativa dell’Unione Europea, che entrerà in vigore nel 2008, sarà va- lida per gli aeroporti con più di 150 000 passeg- geri all’anno. Non è ancora stabilito se anche la Svizzera introdurrà la disposizione. L’Ufficio fe- derale dell’aviazione civile (Ufac) ha però segna- lato la sua disponibilità all’introduzione. Il porta- voce dell’Ufac, Anton Kohler, ha dichiarato che del tema discuterà il comitato misto Svizzera-UE. Il testo di legge prevede che le compagnie aeree non possono rifiutarsi di trasportare persone con handicap fisico o mentale, persone anziane, per- sone cieche o sorde o altre persone limitate nella mobilità. +++ Pressione sulle compagnie aeree «a basso prezzo» +++ Le compagnie devono pure prestare assistenza gratuita nel trasbordo verso l’aereo, nel check-in o nello scendere dall’aereo con ascensori o car- rozzelle, nell’andare alla toilette o nel trasbordo quando si cambia aereo. Le persone che abbiso- gnano di questi aiuti devono tuttavia annunciarsi con 48 ore di anticipo. L’eurodeputato verde Michael Cramer ha dichia- rato che la disposizione è di particolare rilievo per le compagnie che praticano prezzi stracciati: «Finora le compagnie a basso prezzo non vive- vano soltanto sulle spalle dei contribuenti e del- l’ambiente, ma anche su quelle delle persone con handicap. Si rifiutavano infatti di trasportarle. Ciò non sarà più possibile a partire dal 2008.» Il portavoce del Parlamento europeo, il socialista Robert Evans, ha dichiarato che negli scali euro- pei ogni anno fino a 10 milioni passeggeri rice- vono aiuto pratico e assistenza. Molta gente, però, si lamenta di essere trascurata o trattata male. «Questo ci impone di garantire senza ma né perché i diritti dei passeggeri», ha dichiarato Evans all’ats. (In: Tages-Anzeiger 16.12.2005) +++ Il formato Daisy sta soppiantando le audio-cassette +++ Negli scorsi anni venne lanciata una nuova offer- ta di libri parlati per persone cieche e ipovedenti, i CD in formato Daisy. Questo prodotto sta assu- mendo un ruolo sempre più importante e va man mano soppiantando i vecchi sistemi con le cas- sette. Il formato Daisy è particolarmente interes- sante in quanto permette di «sfogliare il libro», il termine tecnico è «navigare». Le biblioteche sviz- zere del libro parlato stanno sostituendo i sistemi precedenti con il formato Daisy. La biblioteca Braille e del libro parlato di Tenero, che produce il Giornale Retina parlato ha pure lanciato il for- mato Daisy. Il formato Daisy esige un apposito lettore CD. Per questo motivo, nel periodo settembre 2006 – marzo 2007, le organizzazioni svizzere dei ciechi e ipovedenti e le biblioteche del libro parlato del- la Svizzera francese svolgono un’azione promo- zionale per i loro membri rispett. utenti, offrendo uno sconto sui modelli più correnti. Il servizio di consulenza Retina è volentieri a disposizioni per ulteriori informazioni (tel. 044 444 10 77). +++ L’edicola elettronica va a gonfie vele +++ L’edicola elettronica della federazione svizzera dei ciechi e deboli di vista FSC mette a disposi- zione di persone cieche e ipovedenti interessate 32 giornali e riviste. Il prezzo d’abbonamento annuo è di franchi 60. I giornali e le riviste met- tono a disposizione dell’edicola elettronica i dati «secchi» senza farsi pagare (inserzioni e fotogra- fie escluse). Le abbonate e gli abbonati (che non devono necessariamente essere affiliati alla FSC) acce- dono al server dell’edicola con il proprio compu- ter, scaricano il prodotto desiderato e possono leggere i giornali e le riviste disponibili. Nel 2005 ben 500 abbonate e abbonati hanno fatto capo 60mila volte all’edicola elettronica! Le persone interessate firmano un contratto nel quale si im- pegnano a utilizzare l’edicola elettronica esclusi- vamente per i propri scopi personali. Il grande interesse finora dimostrato dalle per- sone cieche e ipovedenti per i giornali e le riviste dell’edicola elettronica è continuato anche nel primo semestre del 2006. La FSA gestisce e finan- zia l’edicola elettronica. I proventi degli abbona- menti non bastano a coprire i costi, la FSC spera comunque che ulteriori editori vogliano parteci- pare onde offrire così una scelta ancora più vasta di giornali e riviste. Tutto ciò che si deve e vuole sapere sull’edicola elettronica si trova al sito www.sbv-fsa.ch e www.unitas.ch. Informazioni si ricevono anche presso Retina Suisse al numero 044 444 10 77 oppure via info@retina.ch. +++ Il segretariato centrale della FSC ha cambiato indirizzo +++ Dal 1. aprile 2006 gli uffici della FSC sono alla Gutenbergstrasse 40b a Berna. I numeri di tele- fono e fax come pure l’indirizzo elettronico sono rimasti invariati (tel. 031 390 88 00, fax 031 390 88 50, e-mail info@sbv-fsa.ch) +++ A proposito... +++ Vocabolario domenicale presentato da Stephan Hüsler a conclusione dell’AG 2006 di Retina Suisse. Abbiamo sentito le interessanti conferenze di di- versi ricercatori molto impegnati. Essi ci hanno parlato di sviluppi promettenti, che lasciano spe- rare nell’avvento di una terapia in tempi non troppo lontani. Tuttavia noi viviamo oggi. I nostri problemi sono pressanti. Ho perciò raccolto al- cune parole-chiave e ne ho fatto il mio personale vocabolario domenicale. Uno sguardo all’indietro Prima che andassi a scuola, mi dicevano che ci ve- devo come un’aquila. Ma già alle elementari do- vetti inforcare il mio primo paio d’occhiali, cui fece presto seguito il secondo e poi il terzo… Ero miope e come se non bastasse anche astigmatico. Le lenti diventavano sempre più spesse e io an- davo sempre più assomigliando a mio nonno. La mia vista calava rapidamente. Ma con gli occhiali giusti il problema era sotto controllo. Dopo le scuole medie e due anni di collegio a Porrentruy feci un tirocinio in banca. Con il diploma di com- mercio in tasca partii poi per un soggiorno di quattro mesi in Inghilterra. Là conobbi la mia fu- tura moglie. Il ritorno dall’Inghilterra coincise con l’inizio della scuola reclute nelle truppe dei cicli- sti. Feci il militare di corsa perché volevo entrare nella Guardia Pontificia Svizzera a Roma. Un primo punto cieco A Roma, mentre svolgevo i miei due anni di ser- vizio nelle Guardie svizzere, mi fu proposto di conseguire la patente di conducente. Non se ne fece nulla perché non riuscii a superare l’esame oculistico. La cosa non mi preoccupò più di quel tanto. Le mie giornate erano comunque «piene»: il servizio da svolgere con grande attenzione, le bellezze architettoniche e artistiche da vedere, la scernita delle molte fotografie scattate e le let- tere d’amore, che regolarmente partivano per la Svizzera… La vita era piena di sorprese e attese e io la godevo appieno. Anche perché nelle nostre variopinte uniformi eravamo sempre al centro dell’attenzione, soprattutto delle ragazze che ne erano visibilmente impressionate. Momenti memorabili Ritornato in Svizzera iniziai a lavorare presso l’al- lora UBS di Lucerna quale consulente alla clien- tela. Di lettere d’amore non dovetti più scriverne perché finalmente, senza più frontiere che ci divi- devano, ci sposammo. Nei tre anni e mezzo suc- cessivi conseguii una specializzazione bancaria. Nello stesso periodo nacquero i nostri primi tre bambini. Eravamo impegnati nell’associazione delle ex-Guardie svizzere e avevamo cambiato casa perché era nato il nostro quarto figlio. La vista si appanna All’orizzonte si andavano però profilando nubi nere. I primi seri problemi di vista si presenta- rono di notte, ma sempre più anche di giorno, al chiaro, non ci vedevo bene. Nel traffico perdevo sempre più la visione d’insieme e così mi decisi ad appendere la bicicletta al chiodo. Quando la sera rientravo, mia moglie si affrettava a «met- tere in salvo i bambini» liberando le zone dove passavo. Persi anche l’interesse per i giornali, dedicandomi invece sempre più all’ascolto della radio. E poiché la biblioteca comunale decise di acqui- stare anche libri parlati non dovetti più leggere i testi in maxi-caratteri destinati ai seniori. L’handicap visivo A guardare bene i miei problemi di vista erano ormai innegabili e allora presi appuntamento alla clinica oftalmologica. Ciò che l’oculista vide di primo acchito aveva un nome preciso, retinite pigmentosa. «Ha l’Internet a casa? Allora getti un occhio sul sito di Retina Suisse. Si informi e rifletta sul suo futuro professionale. Perché, mi creda, non potrà svolgere il suo lavoro finché andrà in pensione». Nessuna speranza di guarigione in vista … Entrai, tanto per farmi un idea generale, sul sito Internet indicatomi dall’oculista. Afferrai al pri- mo colpo d’occhio che la situazione era serissima e in un secondo tempo, dopo aver guardato me- glio, mi resi pure conto che non c’erano terapie in vista. Eppure accolsi la diagnosi con sollievo perché guardare in faccia al nemico è più facile che avere timore di un fantasma. Vedere qualcuno significa incontrare qualcuno Ora gli incontri si andavano sommando. Certi, quelli con i pali della luce e i parchimetri, erano dolorosi, altri, soprattutto quelli con signore ignare e conosciute, erano invece penosi. Fu così che il bastone bianco mi divenne amico e mi aiu- tò. Il primo era un bastone di segnalazione, che conducevo a passeggio. Oggi mi servo del basto- ne bianco lungo che mi indica la via. E fra qual- che mese spero mi verrà affidato un cane-guida che mi accompagnerà ovunque e in ogni occasio- ne. I primi giorni con il bastone bianco, i giorni del mio «dichiararmi pubblicamente persona con handicap», non furono per niente facili. L’handi- cap visivo ha tuttavia un vantaggio: gli sguardi stupiti, commiserevoli, osservatori che mi sfiora- no li vede soltanto mia moglie. Tutta questione di punti di vista Nel frattempo molte cose un tempo ovvie non funzionano più. Altre continuano a funzionare, ma più lentamente. Ma la lentezza è anche una qualità – in ultima analisi è solo una questione di punti di vista. Ciò che nelle settimane e nei mesi successivi alla diagnosi imparai ad apprezzare molto fu l’infra- struttura esistente. Esistono delle associazioni d’autoaiuto e delle istituzioni che si occupano dei miei problemi, ci sono mezzi ausiliari, ricercatori impegnatissimi, generosi donatori e molte per- sone con handicap visivo che vale veramente la pena di avvicinare e conoscere. Imparare a vedere con le dita L’apprendimento della scrittura braille era uno degli obiettivi che ben presto mi posi. Lo studio dei segni non fu impegnativo, ciò che seguì – esercizio, esercizio e ancora esercizio – fu più du- ro, ma ben presto ebbi il meritato premio per tut- ti gli sforzi fatti. Avevo ritrovato il gusto della lettura. Oggi pratico la scrittura abbreviata tede- sca e inglese e decido nuovamente da me cosa leggere. Naturalmente ho letto gli ultimi volumi di Harry Potter in inglese e ho potuto partecipare pienamente alle discussioni in famiglia. Sprazzi di luce Il mio più grande hobby è il canto e fintanto che riuscirò a vedere il direttore continuerò a cantare con i DRS Singers. Vedere vuol dire saper riconoscere le cose con gli occhi. Se però rinuncio ad andare a vedere un film, ad andare a teatro o all’opera mi costruisco un handicap con le mie mani. Guardare in faccia alla realtà Negli scorsi anni la mia capacità visiva ha conti- nuato a diminuire gradualmente, la cosiddetta prestazione visiva è ormai divenuta debolezza vi- siva. Il mio ultimo test della vista non fece altro che confermare ciò che avevo constatato da me, che i miei organi visivi stavano man mano alzan- do bandiera bianca. Dovetti prendere atto di al- cune dure realtà, in particolar e che non ero più in grado di adempiere ai miei compiti di consu- lente alla clientela. Infatti dipendo sempre più dal sostegno e dalla disponibilità dei miei col- leghi e del mio capo. Di ritorno a casa, dopo una giornata di lavoro, sono esausto psichicamente e fisicamente. La mia salute ne soffre e corro il ri- schio di «bruciare il motore». Inoltre non riesco più ad assumermi come si deve i compiti di padre e marito perché i figli vanno seguiti e la vita di coppia ha pure bisogno di essere coltivata. La bi- lancia della qualità di vita pende paurosamente da una parte, il piatto con gli acciacchi, gli sforzi immani, le frustrazioni, il senso d’esaurimento è diventato ormai così pesante da costringermi a decisioni urgenti. Fu così che alla fine del 2005 mi annunciai all’AI con la richiesta di una rendita, ri- spettivamente di consulenza e orientamento in vista di una riconversione professionale. Vederci chiaro Per chi non è limitato nel fisico è praticamente impossibile valutare le contingenze in cui vivono le persone con un handicap o addirittura riuscire a immedesimarsi nella loro situazione. Me ne resi conto quando assieme al mio datore di lavoro di- scussi le domande del formulario dell’AI. Il mio capo sapeva della diagnosi e io lo tenevo al cor- rente del decorso della mia R P. Eppure quando si trattò di compilare correttamente il questionario e io descrissi nel modo più preciso possibile il mio faticoso iter quotidiano, che al mio capo non avevo mai raccontato così in dettaglio, gli si ap- rirono gli occhi. Solo ora si rese conto della fatica che mi costavano le mansioni che mi toccava svolgere ogni giorno. Per finire ci accordammo che avrei lavorato fino all’assunzione del mio successore. E così il 30 giugno sarà il mio ultimo giorno di lavoro in banca. Da qualche tempo il mio capo si interessa regolarmente di come sto. Le sue preoccupazioni nei miei confronti mi con- fermano che nel frattempo ci vede un po’ più chiaro a proposito del mio non vederci. Visione carente? Nel frattempo mi sono incontrato una prima vol- ta con l’orientatrice professionale dell’AI. Sic- come non disponeva di nessuna esperienza in fatto di handicap visivo, dovetti farle da consu- lente. Infatti ero io a essere meglio informato di lei. Lo stesso giorno seguii i dibattiti sulla 5. revi- sione dell’AI in Consiglio nazionale e non potei fare a meno di fare qualche riflessione in merito. Come svizzero so che gli insaccati sono chiusi dalle due parti. I consiglieri nazionali sembrano invece nutrirsi unicamente di arrosti e costolette. Non posso spiegarmi in altro modo il fatto che tocchi soprattutto ai beneficiari dell’AVS rispar- miare mentre non si discute affatto di questioni quali il potenziamento dell’efficienza del servizio o la creazione di centri di competenza o altro an- cora. Uno sguardo nelle viscere del computer Fra pochi giorni, con mia moglie e due dei nostri figli, andrò a Roma. Con mia grande sorpresa dovetti constatare che i posti prenotati non si trovano nello stesso scompartimento e neppure nello stesso vagone del treno. Come mai? Eb- bene sì, il sistema di prenotazione delle FFS non era riuscito a evadere in un sol passo l’ordinazio- ne del biglietto per me e mia moglie con la carta d’accompagnamento e quella dei due ragazzi. Tutto chiaro? Evidentemente in questo caso è il computer a non vederci chiaro. Guardare avanti Vedremo come si mettono le cose. Certamente quelli che ci aspettano non saranno anni facili perché è anche questione di finanziare gli studi di quattro figli. Ma io vivo secondo il motto «non perdere la speranza, guarda avanti e cammina». Continuerò ad assumermi i miei compiti di marito, di padre, di lavoratore, di persona con handicap visivo, di essere umano, di membro del comitato di Retina Suisse. E voi, cosa farete? +++ Le date da ricordare +++ * sabato 21.10.06: Incontro annuale regionale della Svizzera tedesca a Horw LU per visitare il centro del tempo libero della FSC * 8–9.12.06: Colletta Telethon Indirizzo: Retina Suisse, Ausstellungsstrasse 36, 8005 Zurigo Tel. 044/444 10 77, fax 044/444 10 70 E-mail info@retina.ch, www.retina.ch Conto postale 80-1620-2